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LE TERZINE PERDUTE DI DANTE - Recensioni

:: Il libro e la critica

Alessandro Zaccuri, “Avvenire”, 20 ottobre 2012
«Andamento da thriller per una narrazione in cui il grande fiorentino è, in effetti, ben più che un semplice personaggio. […] Ciò che più rende avvincente il romanzo è la sua natura di raffinato divertissement intellettuale, per cui ogni dettaglio ha un senso e una plausibilità, ma non per questo si è tenuti a considerare realistico l’insieme. Che l’opera di Dante abbia ancora molto da dire alla scienza, però, è un fatto indiscutibile. E per ricordarcelo può essere utile anche un thriller d’autore. Pardon, d’autrice.»

Roberto Carnero, “Il Sole 24 ore”, 11 novembre 2012
«Il filone dei “romanzi danteschi” è ormai un vero e proprio genere letterario. Sono spesso thriller a sfondo esoterico, che hanno per protagonista Dante o che comunque prendono le mosse dalla sua vicenda oppure, ancora, da particolari aspetti della sua opera. […] In questa “corrente” si inserisce ora Bianca Garavelli con Le terzine perdute di Dante. Si tratta però di un libro di qualità molto diversa rispetto a quelli citati. L’autrice, infatti, è una delle massime studiose della Divina Commedia: allieva di Maria Corti, ha curato uno dei commenti del capolavoro dantesco più diffusi nei licei (Bompiani Scuola).»

Alberto Casadei, “Club Dante”, 16 novembre 2012
«Bianca Garavelli rievoca alcuni aspetti poco noti della vita di Dante: la sua presenza a Parigi, discussa ma collocabile nel 1309; i suoi interessi per aspetti dell’esoterismo; la totale assenza di materiale documentario che lo riguardi, a cominciare da una firma o un documento autografo. […] Questi e molti altri elementi ricavati da ricerche approfondite entrano in gioco nella doppia trama di Le terzine perdute di Dante: da un lato agisce il poeta; dall’altro l’insegnante Riccardo Donati che arriva addirittura a individuare una possibile traccia autografa del fiorentino exul immeritus. […] Il tema di fondo del romanzo è la ricerca di una conoscenza autentica, di fede, delle verità, che spesso, siamo portati a credere più chiare ai grandi geni che non agli uomini comuni.»

Mauro Manfredini, “Studi Cattolici”, novembre 2012
«Accattivante thriller letterario che collega l’ipotetico soggiorno di Dante a Parigi nel 1309, dove avrebbe incontrato l’eretica Marguerite Porete, con una disputa cosmologica attuale. Coraggioso e originale.»

Renato Minore, “Il Messaggero”, 27 novembre 2012
«L’ultima fiction nel nome del sommo poeta: usando con sapienza le sue competenze di studiosa di letteratura medievale, Bianca Garavelli costruisce un romanzo che rievoca aspetti poco noti della vita del poeta: la presenza a Parigi e gli interessi per l’esoterismo.»

Pino Cottogni, “Thriller Magazine”, 28 novembre 2012
«Nella collana Pepe nero la Baldini Castoldi Dalai editore propone un interessante thriller che ha come figura centrale Dante Alighieri. […] Nel romanzo tutto inizia nel 1309 a Parigi. In questa città si trova un esule, stanco e spaventato: è Dante Alighieri. […] L’azione poi si sposta ai giorni nostri e conosciamo il professore Riccardo Donati, un uomo disilluso dalla vita ma che continua comunque a essere curioso e desideroso di sapere. A Parigi lo attende una clamorosa rivelazione del pericolo per il pianeta, proveniente dalle ricerche sull’infinitamente piccolo del Cern di Ginevra.»

Cesare Catà, “Informazione.tv”, 11 dicembre 2012
«Il passaggio di Dante nella capitale francese rimanda direttamente a quel collegamento, fitto di mistero, tra il Poeta e la filosofia – e, particolare, quella filosofia “eversiva” che in Oltralpe veniva particolarmente coltivata. […] Bianca Garavelli conferisce forma romanzesca a questo momento della vita del sommo poeta. Ma non si pensi al romanzo come all’ennesimo epigono danbrownistico che cerca di affollare il mercato italiano mescolando magia e fascinazione. […] Quello costruito dall’Autrice è un vero e proprio thriller, che corre su un doppio binario cronistorico. […] Non sembra fuor luogo interpretare la femminilità, che Dante pone a fondamento della ricerca del mistero del Divino, come il dato più profondo di questo romanzo, in cui Bianca Garavelli esplora e narra, da una prospettiva originale e avvincente, uno dei tanti misteri connessi con le labirintiche pagine dantesche.»

Marco Cappadonia Mastrolorenzi, “Lucidamente.com”, 3 gennaio 2013
«Un romanzo avvincente la cui narrazione procede in modo incalzante, con un ritmo serrato da racconto poliziesco, in cui la suspense tiene avvinghiato il lettore fino all’ultima pagina. Un romanzo da leggere tutto d’un fiato, che coniuga la specificità della cultura nazionale letteraria delle origini con la moderna industria europea del “romanzo mondo” contemporaneo, che presenta personaggi versatili e non legati a un luogo abitativo, con delocalizzazione delle azioni e velocità di movimenti in spazi estesi, mentre il tempo sembra contrarsi in un presente sempre più precario. Colpisce l’armonia con cui l’autrice fonde la storia medievale con le teorie scientifiche più recenti sulla nascita dell’universo e con gli studi più avanzati astrofisica.»

Roberto Carnero, “Famiglia Cristiana”, 20 gennaio 2013
«Dante era convinto di essere depositario di una profezia che avrebbe salvato il mondo. Trasmettere tale messaggio era lo scopo principale della Divina Commedia. Bianca Garavelli, dantista di vaglia e narratrice dotata di fantasia, porta alle estreme conseguenze l’idea, in un thriller dantesco che si svolge tra l’epoca del poeta e i giorni nostri.»

Filippo La Porta, “Left”, 23 febbraio 2013
«Immaginate, che so, Dan Brown, buon affabulatore e simpatico cialtrone, che incontra un raffinato filologo come Gianfranco Contini. Ecco un’idea abbastanza precisa del romanzo di Bianca Garavelli. Gli ingredienti sono dosati con sapienza: arti marziali, buchi neri, esperimenti al Cern, una spolverata di esoterismo, l’amore, una conoscenza non superficiale della Divina Commedia, visioni profetiche. Confesso di non amare il giallo storico […]. Ma nel caso della Garavelli il genere viene nobilitato e direi quasi “straniato” da una interrogazione filosofico-morale che esula dalla cultura pop. Se Roman Polanski fosse un lettore di “Left”, gli suggerirei di ricavarne una sceneggiatura.»

Giuseppe Lippi, “Urania. I capolavori”, marzo 2013
«Raramente lo scrittore italiano di thriller o fantascienza affronta i temi del paranormale, e quando lo fa è in genere sullo sfondo di uno scenario ristretto. Ma nelle Terzine perdute di Dante lo scenario è il mondo intero, minacciato di distruzione da un complotto universale. Il romanzo, oltretutto, costituisce una clamorosa anticipazione delle atmosfere di Inferno, l’ultimo bestseller di Dan Brown. […] Di enigma in enigma, di scoperta in scoperta, Le terzine perdute di Dante concede al lettore la non piccola soddisfazione di recuperare un passo smarrito e tuttavia finalmente leggibile della Divina Commedia, oltre a fargli vivere un’avventura che sconfina con l’esoterico e la fantascienza, pur restando rigorosamente ancorata alla realtà storica italiana.»

Elena Artoni, “Studi Cattolici”, marzo 2013
«L’autrice grazie alle sue profonde conoscenze riesce a incastrare perfettamente nozioni di filologia romanza, dispute teologiche tra francescani e domenicani, visioni divine, cosmologia dantesca, lotte tra fazioni avverse di un’antica fratellanza, teorie sul campo magnetico terrestre, esperimenti nucleari volti alla scoperta del bosone di Higgs presso il Cern di Ginevra, dando vita a un continuo, avvincente raffronto tra passato e presente.»

Umberto Piersanti, “Pelagos”, maggio 2013
«Bianca Garavelli ci narra un’intrigante storia sospesa tra due epoche lontane, il tardo medioevo e la contemporaneità. Bianca Garavelli ama spesso citare Dante e dimostra una notevole capacità attraverso le terzine perdute di fare rivivere la sua scrittura. Anche la scienza gioca un ruolo complesso in questo libro: i “Fratelli del libero spirito” a cui appartengono Dante e Marguerite non sono nemici della scienza, ma avversano i suoi possibili usi distorti. La Garavelli dimostra una precisa conoscenza della fisica e dell’astrofisica, cita non solo Einstein ma anche Majorana. […] L’inquieto e autentico cattolicesimo della Garavelli propende per l’eresia, senza mai dimenticare la sostanziale verità che emana dalla cattedra di Pietro. La lotta tra il bene il male continua costante nei secoli, ma il bene trionfa alla fine anche e soprattutto per l’apporto femminile.»

“Corriere della Sera”, “Sette”, 3 maggio 2013 (a firma D. A.)
«Siamo a Parigi nel 1309. Dante Alighieri e la mistica accusata di eresia Marguerite Porete sono al centro di una guerra spietata fra due ordini che agiscono nell’ombra. In gioco c’è un grande segreto. Bianca Garavelli, ricordando un po’ Dan Brown, racconta il seguito di quella vicenda, con il cultore di filologia Riccardo Donati, che vive nel 2012 e si imbatte nel segreto che Dante avrebbe dovuto custodire.»

Roberto Carnero, “Il Mattino”, 9 maggio 2013
«Bianca Garavelli è una delle massime studiose della Divina Commedia: allieva di Maria Corti, ha curato, tra l’altro, uno dei commenti del capolavoro dantesco più diffusi nei licei. Il suo romanzo è dunque basato su una rigorosa documentazione, seppure i dati oggettivi siano trasfigurati in una vivace chiave fantastica. L’ipotesi è che il poeta si stato depositario di un’importante profezia e che sia stato chiamato a trasmetterla alle generazioni successive per salvarle da una minaccia cosmica.»

Ranieri Polese, “Corriere della Sera”, 14 maggio 2013
«Dantista, autrice di un commento della Commedia, Bianca Garavelli ha pubblicato un romanzo che racconta una doppia avventura: quella di Dante a Parigi nel 1309 e quella di un giovane filologo dei giorni nostri, Riccardo Donati. Dante confida alla mistica Marguerite Porete la visione del crollo dell’universo; Donati scopre la firma del poeta e tre terzine in cui si descrive quell’apocalisse. […] Nel suo libro il Paradiso di Dante prefigura addirittura le scoperte più recenti della fisica. Come se Dante avesse già presagito il big bang.»

Alberto Casadei, “Corriere Fiorentino”, 16 maggio 2013
«Quando si delinea il Dante della nostra modernità? […] Sulla spinta del grande successo del Nome della rosa, cominciano a essere pubblicati romanzi polizieschi con dante nella veste di investigatore […]. Ma ci sono anche versioni più ricche di implicazioni e sottintesi. […] Per l’Italia si può citare il recentissimo Le terzine perdute di Dante scritto da una specialista quale Bianca Garavelli che indaga con raffinatezza su molti aspetti effettivamente problematici della vita delle opere dantesche.»

Salvo Zappulla, “Notabilis”, maggio/giugno 2013
«Una trama affascinante che si snoda su due binari, uno storico e uno contemporaneo, con il Sommo protagonista. Bianca Garavelli è studiosa di letteratura medievale, padroneggia l’universo dantesco con rara maestria, per questo ha potuto cimentarsi in questa impresa che ai più sarebbe stata impossibile. Cercare di cogliere gli aspetti umani del grande poeta fiorentino, dell’uomo che è il più grande scrittore visionario che la storia della letteratura ci abbia regalato, comporta un impegno non indifferente, in cui subentrano studi approfonditi, immaginazione e doti narrative di eccelsa qualità.»

 

 

 

 

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