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IL PASSO DELLA DEA

È un’amicizia speciale, quella fra il reporter Federico Beccaria e il commissario Gianni Ferretti, cementata dai molti casi risolti insieme oltre che dalle cene luculliane preparate dal poliziotto. Eppure neanche Gianni conosce il vero motivo dell’attrazione che il mondo della danza esercita sul solitario giornalista di cronaca nera. La morte di Sabrina Neirotti, giovane promessa della Scala, farà precipitare entrambi gli uomini in un mistero dalle tinte cupe e dai risvolti insospettati, dove la leggiadria e la perfezione dei passi di danza diventano le chiavi di un universo parallelo pericolosamente attraente.
Nei giorni che precedono la chiusura della Scala per i restauri, sullo sfondo di una Milano malinconica e suggestiva, si dipana un thriller esoterico che scava in profondità nell’animo dei protagonisti, trasformandosi in un viaggio fra la magia della danza e le inquietudini del passaggio al nuovo millennio.

 

- RECENSIONI -

Il passo della dea

 

 

 

 

 

 

 


personaggi

Federico Beccaria: giornalista di cronaca nera, innamorato della bellezza
Ninja: gatto tigrato, suo inseparabile amico
Gianni Ferretti: commissario di polizia, a volte un po' troppo tecnologico
Maria Vergherai: signora estremamente sensitiva, anzi dotata di facoltà paranormali
Silvia Beccaria: sorella di Federico, ormai molto lontana
Eveline Du Bruyn: incantevole ballerina classica, stella del Teatro alla Scala
Sabrina Neirotti: giovanissima ballerina classica, promessa del Teatro alla Scala
Federica Arduini: altra promettente ballerina dello stesso Teatro
Adriano Bardo: primo ballerino dello stesso Teatro
Marcel Depestre: coreografo dello stesso Teatro
Enrico Della Corte: titolare della discoteca milanese "Deposito di Paperone"
Luciano Giannoli: braccio destro di Gianni Ferretti
Milano: la città delle acque sommerse


dettagli

Emma Books , 2014; Prezzo € 4.99
ISBN: 9788868930219

DAL 28 NOVEMBRE 2014 DISPONIBILE AL PUBBLICO IN VERSIONE RINNOVATA E IN VERSIONE E-BOOK "IL PASSO DELLA DEA", IN OCCASIONE DEL DECENNALE DELLA RIAPERTURA DEL TEATRO LA SCALA DOPO I RESTAURI

I link dei siti in cui il libro è in vendita:
www.booksrepublic.it
www.ibs.it


Estratto del romanzo

Capitolo 2 - Angeliche vite danzanti (pagg. 12-19)

Gianni non riusciva ancora a capacitarsi che per tre anni la sede del più glorioso e amato teatro di Milano e d’Italia non sarebbe più stata quella in pieno centro, sobria e grigia eppure traboccante solennità, l’edificio circondato da palazzi più alti che appariva serenamente, come una promessa mantenuta, alla fine della galleria Vittorio Emanuele. Il trasferimento sarebbe avvenuto di lì a poco, in un complesso progettato da un architetto avvenirista, giudicato il massimo fra quelli presentati al comune. Un capolavoro di impianti e slancio, un’iniziativa che diceva finalmente basta a qualsiasi concezione tradizionale del rapporto fra teatro e città.
“Sarà, ma io credo che mancherà a tutti, qui a Milano”.
Non si era reso contro che stava brontolando a voce alta, e i suoi pensieri, oltre che la forma di una nuvoletta nera intorno alla sua testa ingrandita dalla folta chioma castano chiaro, dovevano avere assunto il suono di un borbottio cupo.
“Ha bisogno di qualcuno in particolare?”
Lo sguardo del suo interlocutore, che si fregiava sul cartoncino della giacca della definizione di assistente coreografo, era glaciale, ma leggermente scaldato da una sfumatura di divertimento.
“Sì, grazie, avrei bisogno dell’insegnante… Sì, insomma del maestro del corpo di ballo che tiene lezione ai ballerini.”
Dall’altra parte venne un sorriso, ma nemmeno un suono.
“Beh, non conosco la terminologia tecnica, mi deve scusare: volevo dire il maestro della classe di danza. Sono qui per un’indagine. Vede…” mostrò i propri documenti, presentandosi ufficialmente come il commissario capo Gianni Ferretti “Però non vorrei rivelarmi adesso in veste ufficiale. Preferisco far finta di capitare qui, guardarmi intorno senza dare nell’occhio… Se lei potesse aiutarmi, magari presentandomi come un giornalista, o un osservatore di un altro teatro, o meglio ancora non presentandomi affatto, gliene sarei grato.”
Dall’altra parte il sorriso si allargò. Gianni ne osservò meglio il proprietario: un giovane alto circa un metro e settanta, torace piatto e spalle larghe, i pochi capelli azzerati del tutto, in modo da lasciare scoperto un cranio rotondo e levigato.
“Ma non c’è problema! Mi fa piacere che un investigatore, un rappresentante ufficiale delle forze dell’ordine, insomma qualcuno che protegge i cittadini col suo coraggio, la sua forza, la sua intelligenza, abbia il desiderio di assistere a una classe di danza…”
“Beh, ecco, non è propriamente curiosità la mia…”
“No, adesso non dica più nulla, mi lasci fare. Non può immaginare che piacere sia per me.”
E impedendogli di aggiungere altro lo prese a braccetto e lo guidò con energia verso uno scalone laterale. Gianni percepì suo malgrado la potenza muscolare di quel braccio fasciato da un maglione nero aderente e da una giacca altrettanto nera. Ebbe la netta impressione di aver guadagnato numerosi punti nella sua considerazione svelandogli il suo ruolo. Merito forse della foto sulla tessera: rendeva fin troppa giustizia alla regolarità del suo viso un po’ ossuto e al fascino dei suoi occhi verdi capaci di produrre uno sguardo ambiguo, provocatorio. Quando era in preda a crisi di narcisismo, si diceva con rimpianto che se non fosse stato per la sua vocazione alle indagini avrebbe potuto tentare la fortuna come attore di cinema. E almeno con le donne, pensava, avrebbe avuto successo.
Avvertì un leggero senso di allarme: non avrebbe dovuto permettere tanta confidenza a quello sconosciuto. Non fece in tempo comunque a trattenerlo, in un attimo si trovò in una specie di ridotto dai pavimenti di marmo splendente e la tappezzeria di velluto rosso, davanti a una porta chiusa da un pesante tendaggio del medesimo velluto, trattenuto da cordoni dorati.
“Eccoci qui, siamo arrivati. Mi raccomando, non si faccia troppo notare. Già è strano per loro che io mi trovi qui, e inoltre con una persona… ehm… estranea. Marcel Depestre, il maestro, non vuole interferenze durante una sua classe. Ma la mia presenza di solito è accettata. E di conseguenza, anche quella delle persone che sono con me.”
Inspiegabilmente, al momento di varcare la soglia Gianni provò un brivido di emozione. Ricordava in modo vago tutte le conversazioni piene di entusiasmo che aveva avuto con Federico sull’argomento della danza, ed entrando gli sembrò di rivedere uno scenario arcinoto, o di rivivere un’esperienza già vissuta.
Davanti a sé, dietro il piccolo sipario rosso della porta, si apriva un salone col pavimento di legno, dove aleggiava un vago profumo misto di limone e cannella, non avrebbe saputo dirlo con certezza, comunque fresco e gradevole. Ma la particolarità della stanza, che subito gli apparve immotivatamente familiare, erano le pareti: tutte ricoperte di specchi, in modo tale che qualsiasi persona, in qualunque punto si fosse trovata, non avrebbe potuto fare a meno di vedersi. Persino lui, che resistette alla tentazione di aggiustarsi la cravatta gialla e marrone intonata ai capelli castano chiaro. Era entrato in una scena completamente surreale.
Venti o trenta danzatori, a un primo colpo d’occhio non avrebbe saputo dire se in prevalenza maschi o femmine, erano addossati a quelle pareti specchiate, aggrappati a sbarre cilindriche di legno. I loro corpi si muovevano all’unisono. Le loro braccia disegnavano cerchi e spirali invisibili nell’aria. Le gambe roteavano, i piedi strisciavano sul pavimento. Sintonizzati da un’armonia indecifrabile.
Solo in quel momento, nel formulare quel pensiero, Gianni si accorse che oltre al profumo delicato, che senz’altro proveniva dalla traspirazione dei corpi allenati e sodi, nel salone aleggiava una musica lenta e ripetitiva, che, capì dopo qualche istante, proveniva da un pianoforte verticale addossato alla parete corta in fondo alla sala. Non era in grado di riconoscere l’autore del brano: forse Chopin, o Schubert. Tuttavia per qualche secondo restò completamente ammutolito, incantato dalla bellezza inconsueta della scena che gli si era aperta davanti. E provò una sensazione antica, difficile da decifrare, che gli proveniva da una parte di sé che amava pensare sepolta. Somigliava molto a nostalgia per un bene perduto.
“Ecco, questa che vede è la classe mattutina del corpo di ballo. Ci dovrebbero essere tutti, o quasi…” lanciò un’occhiata a ventaglio sulla sala e brontolò qualche numero “In effetti manca qualcuno, ma può succedere normalmente, la situazione non cambia molto. Ma non mi ha detto per quale indagine si trova qui…”
Sembrava che la curiosità gli fosse nata all’improvviso. Gianni esitò: non voleva ancora diffondere la notizia della morte di Sabrina Neirotti. Anzi del suo omicidio, con ogni probabilità. Non voleva rischiare, per contro, di perdere la naturalezza dei componenti del corpo di ballo e soprattutto del maestro: aveva bisogno di loro per capire almeno qualcosa di un mondo che non conosceva. Quello era il suo modo preferito di cominciare un’indagine, che gli era valso la soluzione di casi a prima vista impossibili, e molto rapidamente la promozione a commissario capo.
“Beh, posso dire che sono qui per un controllo. Abbiamo avuto la notizia di un possibile rischio. C’è qualcuno che… ha minacciato di rapire la prima ballerina. Sì, è per l’imminente trasferimento della sede del Teatro: qualcuno che vuole impedirne la chiusura e vuole usare la prima ballerina come ostaggio per trattare col comune l’annullamento, o almeno la proroga dei restauri. Dovrei perciò di controllare che tutto sia tranquillo e soprattutto imparare un po’ la planimetria di questo posto. Sì, insomma, ho bisogno di prendere confidenza con l’ambiente.”
In fondo, gli aveva detto la verità. Ma si era stupito di se stesso: l’idea di un killer che voleva in qualche modo protestare per la chiusura del suo teatro preferito gli era venuta proprio mentre osservava i ballerini che scaldavano i muscoli alla sbarra, muovendosi all’unisono su quella musica lenta e ripetitiva. Con un’emozione che non aveva previsto.
“Capisco. Sì, mi rendo conto, ha bisogno di restare in incognito. Allora se qualcuno mi dovesse chiedere di lei dirò che è un tecnico dell’insonorizzazione, che è venuto per un sopralluogo prima dei restauri del teatro. La cosa più indolore che possa venirmi in mente. Nessuno dovrebbe interessarsi a lei. Se dicessi che è un giornalista si metterebbero tutti in posa come faraone.”
Gianni trasalì. Gli sembrava che quella frase gettasse una manciata di fango su un gioiello prezioso. Fu come se l’avessero toccato con un’offesa personale. Si ripromise di riflettere con calma su tutte quelle sue reazioni al primo approccio col mondo della danza.
Ma in quel momento non poteva. La sua attenzione era stata assorbita da una figuretta snella al centro della sbarra, che nonostante fosse proprio in mezzo alla fila di ballerini si distingueva per le proporzioni del corpo e la grazia dei movimenti. Era una figura femminile, naturalmente. Non poteva essere che così, dato il suo interesse per le donne, noto a tutti nell’ambiente della polizia. Ma questa volta non era per un’attrattiva sessuale che quella ragazza lo aveva colpito.
La ballerina al centro del gruppo spiccava come una linea di luce su di uno sfondo buio. Era relativamente alta (Federico una volta gli aveva spiegato che l’alta statura non era un pregio per le danzatrici, per via del baricentro, se non ricordava male), aveva i capelli chiari, biondo miele, raccolti in uno chignon rilucente sotto l’illuminazione artificiale della sala, alto sulla nuca. E si muoveva concentrata, come ammirando il proprio braccio tornito, il proprio polso sottile. Trasmetteva con ogni movimento una forza interiore, una stabilità profonda, che non le veniva solo da se stessa, avrebbe detto, ma da uno stabile legame con un’energia più grande di lei.
“Ah, vedo che sa già di chi si tratta… O lo ha capito da solo? In questo caso, mi complimento per l’intuito. Del resto lo avevo capito che lei è in gamba!”
La voce dell’assistente coreografo lo distolse spiacevolmente da un esercizio di osservazione che era una gioia per lui, si rese conto. Mentre si preparava a rispondergli, la musica si interruppe e i ballerini si sciolsero dalle loro posizioni un po’ rigide, sparpagliandosi per la sala come per un momento di pausa.
“Si preparano a quello che si chiama in gergo “il centro”. Passi impegnativi senza l’appoggio della sbarra. Poi proveranno i movimenti coreografici per la prossima produzione, e allora dovrò intervenire anch’io.”
“Non è previsto un intervallo?”
“Di solito no, farebbe raffreddare i muscoli. Ma se desidera parlare con qualcuno, per esempio la prima ballerina che aveva già preso in considerazione, posso provare a chiamarla.”
Avrebbe voluto parlarle, ma non solo. Gianni cominciava a provare un senso di rapimento, che sentiva proprio nascergli da lei, da quella creatura che non conosceva, che vedeva per la prima volta, ma che gli sembrava già familiare. Un angelo incontrato nei sogni più dolci.
“Sarà possibile?”
“Come? Intende dire parlare con Eveline Du Bruyn? Allora gliela chiamo?”
Quel nome ruppe bruscamente ogni illusione di familiarità. Un nome freddo, straniero, che gli indicava tutto lo spessore della sua illusione. Non poteva averla già conosciuta, nemmeno nei sogni, e nemmeno aveva già sentito nella realtà quel nome che poteva essere fiammingo. Non ricordava di averlo sentito pronunciare, o di averlo letto nei resoconti giornalistici sulla danza, che peraltro non seguiva. In un gesto involontario di sconforto, urtò il braccio dell’assistente coreografo, che di rimando cominciò a fissarlo con gli occhi sbarrati. Lo prevenne, prima che l’interesse nei suoi confronti potesse degenerare: si diresse deciso verso il centro della sala, dove sembrava che si stesse preparando alla seconda parte della lezione anche il maestro Depestre. Appena fu a portata di udito poté distinguere le parole che stava pronunciando, con tono stizzito e nervoso.
“Manca proprio oggi che dobbiamo provare il passo a due dell’Otello… Le avete telefonato a casa?”
Aveva un marcato accento francese, e pronunciava le erre arrotandole in modo che poteva essere in ugual misura elegante o buffo.
“Nessuno l’ha cercata? Allora provate adesso, no? Cosa aspettate?”
Gianni provò una stretta al cuore e si avvicinò. Se qualcuno avesse telefonato a casa di Sabrina Neirotti in quel momento avrebbe trovato al massimo un tecnico della scientifica che gli avrebbe rivelato in modo brutale la verità. Decise di parlare.
“Maestro Depestre… Ehm, devo comunicarle una brutta notizia.” Sentiva alle spalle il respiro accelerato dell’assistente coreografo, che forse aveva cercato di trattenerlo, e ora si stupiva per primo sentendo le sue parole.
“Ma cosa dice? Mi prende in giro? L’ho appena vista, ieri era qui, poi anche dopo, abbiamo bevuto insieme un aperitivo…”
“Ecco, a questo proposito,” ora che l’effetto incognito non c’era più, doveva contare sull’effetto sorpresa se voleva ottenere qualche risultato “mi piacerebbe sapere chi ha incontrato per ultimo Sabrina Neirotti… Insomma, lei che cosa faceva ieri sera tra mezzanotte e le tre?”
[...]


i luoghi

Teatro alla Scala

Teatro alla Scala - La storia del Teatro alla Scala di Milano iniziò il 26 febbraio 1776, quando il Teatro Regio Ducale venne divorato da un incendio. Fu l'imperatrice Maria Teresa d'Austria a volere, allora, la costruzione di una nuova sede per le rappresentazioni liriche milanesi. Le spese della costruzione del teatro furono sostenute dai palchettisti del Ducale, in cambio della concessione del terreno dove sorgeva la Chiesa di Santa Maria alla Scala (da cui il suo nome) e del rinnovo della proprietà dei palchi. Opera del grande architetto neoclassico Giuseppe Piermarini, il Teatro alla Scala venne inaugurato il 3 agosto 1778 con l'opera di Antonio Salieri, L'Europa riconosciuta. Da allora, La Scala ha accompagnato e talvolta anticipato, con il suo repertorio, l'evoluzione dello stile e del gusto musicale italiano, qualificandosi come il punto di riferimento per il teatro lirico nostrano. Un ruolo mantenuto ancora oggi, anche grazie al cambiamento storico del 1997: per assicurare uno sviluppo più stabile alla missione di promozione della cultura musicale in Italia e nel mondo, il Teatro alla Scala è andato incontro ad una significativa trasformazione giuridica.
Da Ente Autonomo a finanziamento pubblico è divenuto una Fondazione di diritto privato. Un cambiamento che ha permesso di convogliare nuove risorse portate da soggetti privati, compensando la diminuzione dei contributi stanziati dagli Enti Pubblici.Teatro alla Scala La formula della Fondazione senza scopo di lucro, cui aderiscono soggetti sia pubblici sia privati, ha assicurato risorse finanziarie adeguate e ha consentito l'acquisizione di una cultura imprenditoriale che, senza intaccare i principi fondanti, risulta decisiva per una gestione più efficace delle iniziative promosse dal Teatro. All'interno di questo nuovo assetto giuridico la Fondazione Teatro alla Scala ha quindi ricevuto significativi contributi economici e gestionali per proseguire nella propria missione: diffondere l'arte musicale in Italia e nel mondo; promuovere la ricerca artistico-musicale; formare i quadri artistici e tecnici e l'educazione musicale della collettività; valorizzare e conservare il proprio patrimonio artistico, tecnico e professionale. Questa trasformazione si inserisce all'interno di un più ampio processo di evoluzione organizzativa che ha portato alla creazione di un Sistema Scala strutturato in varie entità afferenti ad un'unica strategia culturale e produttiva. Centro dell'intero Sistema è naturalmente la sede storica del Piermarini, riaperto il 7 dicembre 2004 con profondi rinnovamenti. Ma un fondamentale ruolo propulsivo è svolto dai Laboratori scaligeri ospitati negli spazi dell'ex Ansaldo, dove vengono realizzati i costumi e le scenografie degli allestimenti. Il ruolo formativo è svolto dall'Accademia d'Arti e Mestieri dello Spettacolo, che ha il compito di creare figure professionali sia nel campo artistico sia in quello manageriale.

Fonte: Teatro Alla Scala

Il corpo di ballo

L’illustre passato della compagnia di balletto del Teatro alla Scala affonda le proprie radici nei secoli precedenti all’inaugurazione, nel 1778, del più celebre teatro musicale del mondo, che ne è tuttora la sede. La sua storia si intreccia alla nascita stessa del genere balletto, promosso proprio nelle corti rinascimentali italiane e in particolare nella splendida dimora degli Sforza, a Milano.

Per saperne di più vedasi

Cape Town

DANTE

:: In questa sezione alcuni canti della Divina Commedia commentati da Bianca Garavelli: Inferno II,
Purgatorio XXVIII,
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