ARTICOLI

In questa sezione alcuni articoli di Bianca Garavelli pubblicati sul quotidiano Avvenire, sul mensile Letture:

:: Processo a Spoon River - Avvenire 2 Luglio 2008

Che esista un aldilà autentico e sentito nel mondo poetico di Edgar Lee Masters non c'è dubbio. E non è solo un'invenzione, un pretesto letterario: i suoi personaggi, che narrano in breve la loro vita e morte dalle lapidi del cimitero di Spoon River, sono voci che sembrano sorgere da molti inferni, molti purgatori e pochi paradisi, con la forza di chi ricorda con rimpianto e rammarico, e solo raramente con un senso di pacificazione.
Del resto l'autore della celebre Antologia di Spoon River, un successo non solo americano ma universale, senza tempo, conobbe il suo paradiso e poi il suo inferno personale proprio da questo libro, che segnò la sua consacrazione come poeta, ma subito dopo mostrò la sua incapacità di eguagliare un così totale consenso. Forse nato da un incontro illuminante con la madre che gli ricorda la sua infanzia in Illinois, oltre che dalla lettura degli epigrammi dell'Antologia Palatina, il volume completo uscì nel 1915. Nel 1920 Masters abbandonò l'odiata professione di avvocato, convinto di essere destinato a una luminosa e duratura carriera letteraria. Invece dopo molti tentativi falliti di restare all'altezza di quell'unico libro così esaltato (persino una New Spoon River, ignorata), precipitò nell'oblio. Ma proprio quell'unico libro, dopo la morte a ottantadue anni nel 1950, gli ha fatto conquistare l'immortalità: un destino curioso, ma forse appropriato, se si pensa che ora Masters ci parla come uno dei suoi personaggi, e che proprio uno di essi, l'ateo del villaggio, spiega che «l'immortalità è una conquista; / e solo coloro che lottano allo stremo / la possederanno».
L'occasione per una rilettura viene adesso da un articolo di Giovanni Romano uscito sul numero di giugno di «Studi Cattolici», che definisce l'Antologia «di poca fede», alludendo all'atteggiamento critico dell'autore nei confronti del cattolicesimo e in generale della «gente di Chiesa». Ricordando il principale obiettivo dell'autore, «descrivere un movimento progressivamente ascendente, dall'inferno di tragedie senza rimedio fino alla libertà estatica di vite felici e pienamente realizzate», Romano conclude che, per l'assenza di un autentico centro, questo ambizioso scopo non viene realizzato. E soprattutto si chiede chi fosse veramente Masters, se un «banale antesignano del relativismo o un sofferto cercatore della verità». Accettiamo la sfida e ci addentriamo fra le lapidi, notando subito la presenza piuttosto cospicua, senz'altro superiore alla media di altre professioni, di giudici. L'idea di un giudizio ha dunque un ruolo dominante nella mente di Masters: e vediamo che chi giudicò in vita, assumendosi una delle più pesanti responsabilità al mondo, non sempre ne era moralmente degno, ma ora si sottopone a propria volta a una sorta di spietato giudizio. Anche altri rappresentanti delle forze dell'ordine sociale si presentano come ipocriti e corrotti, incapaci di reggere il loro ruolo, o sopraffatti dalla loro debolezza, come l'onorevole Henry Bennett, inguaribile geloso di una moglie con la metà dei suoi anni. Questi sono segni di una sofferta ricerca, piuttosto che di una tendenza al relativismo: una società che si fa sostenere da colonne pericolanti è materia di denuncia e di condanna, più che di una compiaciuta descrizione. Ci sono anche esponenti della Chiesa in questa foresta di epitaffi: primo fra tutti Padre Malloy, citato da Romano, uomo buono e ammirato che gli atei del villaggio avrebbero voluto come guida, il diacono Taylor, proibizionista e moralista, ma in realtà malato di cirrosi epatica per il troppo bere, e il reverendo Abner Peet, disperato per la perdita di un baule «che conteneva i manoscritti / d'una vita di sermoni», quanto di meno materiale possa esistere fra i beni terreni. Abbiamo già citato l'ateo che leggeva «le Upanishad e la poesia di Gesù». Ma ci sono anche due poeti, in cui forse si può cercare un po' dello stesso Masters: Theodore, che guarda caso è proprio un cercatore di anime, che vuol «vedere uscire dalle loro tane» e Petit, che rimpiange di non aver saputo leggere il vero grande libro, la natura, dove «Omero e Whitman ruggivano». Allora, con molti dubbi in meno, cominciamo davvero a pensare che questo coro di voci sia all'origine di un successo non casuale, e che proprio in questa ricerca capillare di risposte risieda la sua forza.


TORNA INDIETRO


Avvenire

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feed RSS BIANCA AGENDA

01 October 2019
Festival Trasformazioni: Bianca Garavelli incontra Andrea Maggi il 6 ottobre (a Vigevano)

16 September 2018
"Beatrice, la Musa di Dante". Conversazione di Bianca Garavelli a Mortara (Pavia). Con Maria Forni

24 June 2018
"Il pozzo e il pendolo": conversazione letteraria intorno a "Obscura", la nuova edizione dei racconti di Poe curata da Giuseppe Lippi per Mondadori. A Vigevano

23 June 2018
Marina Visentin a La Stanza di Linda (Vigevano)

Powered by CuteNews

DANTE

:: In questa sezione alcuni canti della Divina Commedia commentati da Bianca Garavelli: Inferno II,
Purgatorio XXVIII,
Paradiso XXXII accedi