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:: Parigi, la scuola asfittica salvata dal Prof - Avvenire 4 Ottobre 2008

Il titolo originale è Entre les murs, e sempre dentro le mura di un edificio scolastico vediamo muoversi i personaggi del libro, un giovane insegnante di francese e i suoi venticinque scatenati allievi quattordicenni, in quella che corrisponde a una scuola media italiana. Ma l'autore, il trentasettenne francese François Bégaudeau, che l'insegnante l'ha fatto davvero, pur coltivando altre attività intellettuali, da quelle mura è uscito da tempo. Ora ha fatto persino l'esperienza di attore, protagonista del film tratto dal suo romanzo, girato da Laurent Cantet e vincitore della Palma d'oro a Cannes 2008. Ed è probabilmente per questa sua apertura su diversi mondi che Bégaudeau ha la capacità di alleggerire il dramma, raccontando le giornate di un difficile anno scolastico in una classe problematica di una scuola della periferia di Parigi, in modo tale da sfiorare la comicità di una sceneggiatura di Woody Allen. Del resto, il fatto che il film abbia avuto il massimo riconoscimento a Cannes e il romanzo un grande successo, sono la conferma di un bisogno molto sentito di riflettere sul problema scuola, perché ormai la scuola è decisamente, soprattutto, un problema.
La trama è molto semplice: il protagonista, classico personaggio che dice io, è un insegnante che svolge il suo lavoro quotidiano in classe. Non è classica la struttura della narrazione, un alternarsi rapido, con tagli bruschi che disorientano il lettore, di lezioni, conversazioni in sala insegnanti, riunioni col preside, incontri genitori docenti, sedute del consiglio d'istituto e così via. L'effetto generale è un po' straniante: le battute veloci del dialogo, sia i battibecchi irriverenti e a tratti violenti fra insegnante e alunni, sia le demenziali conversazioni fra docenti, contribuiscono in ugual misura a creare un senso di farsa surreale. Non ci sono buoni e cattivi, ma certo i professori non fanno gran bella figura: pieni di tic e manie (tanto da far tornare in mente i maestri di Mastronardi), sono motivati da tutto tranne che dal proposito di svolgere al meglio il loro lavoro. Stanchi fin dall'inizio dell'anno scolastico, più che a un corpo docente somigliano piuttosto a un esercito di alienati in crisi psicoemotiva. Forse, pare suggerire l'autore, già rovinati da anni frustranti spesi a tentare di insegnare con mezzi inadeguati. Dall'altra parte, il protagonista è invece combattivo, animato da buone intenzioni verso i suoi allievi, che cerca di educare con severità, ma è sempre più logorato da una classe davvero dura da gestire, e, sembra proprio, dai frustranti rapporti con i colleghi. Terzo tassello del mosaico, gli studenti sono una banda di piccoli guastatori, sempre pronti a far domande provocatorie, a criticare i tentativi del prof di comunicare usando in parte il loro linguaggio, e a «volare via come piume» al suono della campanella. Sono il futuro di una società che ha perso il senso dei ruoli e la capacità di rispettarli. Ne sono anche le prime vittime: alcuni ragazzi sono davvero esemplari, come Dico, fin dal primo giorno di scuola indeciso su tutto, persino se unirsi ai compagni, e in sostanza estraneo a tutto. Così come il professore, in fondo, cosa che l'impianto del libro evidentemente segnala: i suoi tentativi di insegnare diventano sempre più una commedia senza senso, le sue battute quelle di una recita senza copione. Come a dire che "dentro le mura" la scuola è diventata asfittica, e destinata al collasso, se non ci si impegna seriamente, con tutto il tempo e gli investimenti necessari, a farla vivere di nuovo, ripensandola profondamente.

François Bégaudeau
LA CLASSE
Einaudi. Pagine 228. Euro 16,00



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