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:: Letteratura tra autosufficienza e impegno - Letture n. 654, febbraio 2009

QUATTRO CHIACCHIERE CON…
Giulio Ferroni: quanto è impegnata la letteratura italiana?
Lo storico della letteratura Giulio Ferroni fa una riflessione complessiva sul rapporto fra letteratura italiana e impegno, pensando a un possibile ruolo degli scrittori nel futuro.

Storico della letteratura e critico letterario, Giulio Ferroni dal 1982 è docente ordinario di Letteratura italiana all'Università "La Sapienza" di Roma. Ha studiato a lungo e con passione la situazione letteraria contemporanea, come attesta fra l'altro il saggio Quindici anni di narrativa uscito in Scenari di fine secolo, Garzanti (2001), aggiornamento del Novecento della Storia della letteratura italiana. Lo abbiamo incontrato al convegno italo-israeliano "La letteratura e l'impegno" che si è svolto a Gerusalemme dal 25 al 27 novembre 2008, organizzato dall'Istituto Italiano di Cultura di Tel Aviv.
Che rapporto c'è fra letteratura italiana e impegno?
Per parlare di impegno nella letteratura italiana bisogna risalire a Dante, il cui impegno etico e politico attraversa tutta la Commedia e arriva fino alla cantica più lontana dal mondo, il Paradiso. Ma dopo Dante c'è una svolta: Petrarca impone il modello dell'autosufficienza della letteratura, modello che perdura nei secoli, fino a Foscolo, con cui inizia il tramonto del "letterato", e che sarà distrutto dal Risorgimento, quando gli scrittori si sentiranno in dovere di partecipare alla lotta per l'unità d'Italia. Fino ad arrivare al Novecento, che inizia con avanguardia e politicizzazione, quindi con una diretta immersione nell'onda della storia, e al '68, con un ulteriore rilievo dato alle istanze della politica.
E oggi la situazione qual è? E come potrebbe evolversi in futuro?
Oggi parlerei di un "intellettuale disorganico", che non parla direttamente della realtà, si limita a chiamarla in causa indirettamente. Per il futuro bisognerebbe ripensare alla responsabilità dello scrittore. È un concetto che vorrei chiarire ricordando la radice di questa parola: deriva dal latino respondeo, e quindi va intesa come un modo di "rispondere al contesto".
E quale "risposta al contesto" si aspetta da parte degli scrittori di oggi?
Rispondo con quello che il filosofo Hans Jonas considerava la novità essenziale del tempo delle tecnologie moderne: un'etica pubblica, che sappia mettere in guardia l'umanità dalle sempre possibili catastrofi. Dunque, la consapevolezza che c'è da conservare l'eredità di un'evoluzione precedente. È la letteratura che deve averne cura: questo è il suo modo di occuparsi del futuro, questo il quadro entro cui agisce la responsabilità dello scrittore. È un discorso vicino a quello di Elias Canetti quando parla di "difesa dell'umanità": gli scrittori hanno il compito, all'interno del loro linguaggio e delle loro esperienze, di difendere l'umanità. Per questo non sono necessarie linee precostituite, e nemmeno un grande successo di pubblico, anzi a volte per uno scrittore l'ascolto eccessivo diventa una neutralizzazione della sua voce. Invece uno scrittore dovrebbe pensare a incontrare lettori convinti della necessità di difendere il mondo.

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